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| Bankitalia: partecipazioni nelle imprese, private equity a rischio |
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Nel documento di consultazione di Banca d'Italia sulla modifica delle istruzioni di vigilanza in tema di partecipazioni nelle imprese c'è un cavillo normativo che potrebbe creare problemi a banche e fondi di private equity. E non a caso proprio nei giorni scorsi l'Abi e l'Aifi si sono mosse per cercare di convincere Via Nazionale ad ammorbidire i toni. Da un lato, l'obiettivo degli uomini di Mario Draghi è quello eliminare l'attuale tetto del 15% fissato alla partecipazione diretta delle banche nel capitale di ogni singola impresa e introdurre invece il divieto di superare per ciascuna partecipazione diretta il 15% dei fondi propri della banca e, nel cumulo, il 60% degli stessi fondi propri. Dall'altro, l'idea è di assoggettare alla medesima normativa delle partecipazioni dirette in equity delle imprese anche le forme di partecipazione indirette. E dunque anche gli investimenti in equity effettuati per il tramite di entità intermedie, tipicamente fondi di private equity o investment company, quando queste sono "sottoposte a controllo o influenza della banca o del gruppo bancario" e cioè quando la banca in questione ha oltre il 50% del fondo in questione o comunque è il maggiore singolo investitore oppure quando detiene almeno il 20% del fondo. D'altra parte, prima che con partecipazioni dirette e indirette venga raggiunto il 60% dei mezzi propri delle grandi banche ce ne vuole. Però, considerati i tanti strumenti partecipativi al capitale che negli ultimi mesi le banche hanno ottenuto in cambio dello stralcio di crediti in portafoglio, il rischio di cumulo per qualcuno potrebbe anche verificarsi. Così, in vista della scadenza della consultazione il prossimo 30 marzo, Abi e Aifi hanno iniziato a testare Via Nazionale perché alzi la soglia di influenza del 20% ad almeno il 25-30%. Fonte: borsaitaliana.it |
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