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| Le imprese italiane schiacciate dalle bollette |
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Rispetto alla media europea, le aziende pagano molto di più l'elettricità e il gas che consumano: lo ha evidenziato un recente convegno della Fondazione Idi (Istituto dirigenti italiani). La Idi ha esaminato i punti deboli del mercato energetico del nostro Paese e segnalato anche i vantaggi e le opportunità per le industrie. «L'Italia - ha spiegato il presidente dell'Aiee (Associazione italiana economisti per l'energia), Edgardo Curcio - possiede un mix troppo sbilanciato sulle fonti fossili più costose e inquinanti (petrolio e gas). Dal 2000 al 2009 la situazione è cambiata di poco: il petrolio è sceso dal 50 al 42% del mix, il gas è salito dal 31 al 35%, mentre le rinnovabili sono passate dal sette al 10% con il carbone quasi invariato, dal sette all'otto per cento». Il nostro Paese continua a importare circa l'80% della torta complessiva di energia primaria, senza essere del tutto autonomo nemmeno nella generazione elettrica. Difatti, nonostante le nostre centrali sarebbero in grado di soddisfare tutta la domanda, c'è sempre un 15% di energia elettrica acquistata all'estero. Ma il problema principale è costituito dal gas, perché il 60% degli impianti termoelettrici italiani utilizza questa fonte per produrre elettricità. Curcio ha ricordato le trasformazioni avvenute nel mercato dell'oro azzurro negli ultimi anni. Da quando gli Stati Uniti hanno iniziato a estrarre a costi contenuti il cosiddetto gas non convenzionale (shale gas, situato in depositi profondi di rocce poco permeabili o nelle sabbie bituminose), le riserve mondiali sono cresciute di circa il 35 per cento. Negli altri Paesi, quindi, il gas diventa sempre più conveniente, soprattutto se acquistato con contratti “spot”, slegati dalle quotazioni del petrolio. I tradizionali contratti “take or pay”, applicati dai principali Paesi esportatori come la Russia e l'Algeria, possono invece costare fino al 40% in più delle forniture che seguono le quotazioni di mercato. Che cosa possono fare le aziende per ridurre i costi energetici? Curcio segnala tre vie. La prima è guardare con più attenzione al mercato libero, valutando tutte le offerte degli operatori e scegliendo quella che meglio si adatta ai propri consumi. Finora circa il 32% delle imprese italiane ha cambiato almeno una volta fornitore di elettricità. La seconda è associarsi in un consorzio d'acquisto, capace di ottenere prezzi inferiori per tutte le aziende. La terza, infine, quella con offre risultati più duraturi nel tempo, è realizzare interventi di efficienza energetica (caldaie a condensazione, recupero di calore da impianti elettrici e termici, installazione d'inverter), direttamente o attraverso una società di servizi energetici (Esco, Energy service company). Senza contare le possibilità di produrre in modo autonomo energia e calore con le fonti rinnovabili, come pannelli solari, mini eolico e biomasse. Fonte: ilsole24ore.com |
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